Studi e ricerche
   
Preoccupante è la situazione di alcune piante acquatiche in senso stretto come Marsileaquadrifolia, Salvinia natans, Azolla filiculoides, Hydrocharis morsus-ranae, Nuphar luteum, Nymphaea alba, Nymphoides peltata, Trapa natans, che sembrano essere scomparse dai canali e dalle zone umide delle Valli Mirandolesi, probabilmente a causa della forte minaccia rappresentata dal proliferare della Nutria e del Gambero della Louisiana. Questi onnivori esotici infatti, oltre a nutrirsi di piante acquatiche, scavano buchi e gallerie nelle sponde di fossi e canali dove si rifugiano e dove poi compromettono la crescita e la sopravvivenza dei rizomi delle specie vegetali.

In ogni caso dall’osservazione dei popolamenti di piante acquatiche all’interno delle zone umide emergono frequentemente discontinuità temporali e spaziali causate dalla naturale “instabilità ecologica” che caratterizza, per la loro complessità, gli ambienti d’acqua dolce. Le variazioni nella consistenza e nel tempo dei popolamenti di numerose specie vegetali acquatiche sono criticamente legate allo “stato di salute”dei canali e dei fossi ad uso irriguo, che continuano a costituire gli unici ambienti di rifugio per molte piante tra quelle considerate e che, quindi, devono essere oggetto di una attenta ed equilibrata manutenzione.

Fortunatamente le prospettive future lasciano ben sperare in quanto l’obiettivo fondamentale del Progetto Sperimentale sostenuto dal Consorzio della Bonifica è quello di testare, in alcuni tratti di canali di bonifica (=scolo?) ed irrigui, tecniche di controllo della vegetazione alternative e/o complementari rispetto a quelle fino ad oggi adottate, così da verificarne e analizzarne gli effetti sulla fauna e sulla flora che hanno eletto detti corsi d’acqua a proprio habitat.

Questa sperimentazione consentirà di affrontare le problematiche della manutenzione dei canali di bonifica non più solo dal punto di vista strettamente idraulico-funzionale, ma anche paesaggistico-ambientale. Se il risultato sarà positivo, come fortemente ci si aspetta, esso rappresenterà il giusto intreccio per il “Burana” tra impiego di alta tecnologia e rispetto della natura.

Inoltre con l’appoggio e la collaborazione del Dipartimento di Paleobiologia e dell’Orto Botanico dell’Università di Modena e Reggio Emilia si potranno avviare programmi di conservazione integrata in situ/ex situ per quelle specie che sono scomparse dalle Valli Mirandolesi, ma che attualmente sono ancora presenti in alcune stazioni del Ferrarese e del Mantovano.




   



 
 
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