bonifica
 
La bonifica nel territorio delle Valli Mirandolesi


Risale al 1955 il primo progetto per la bonificazione della zona a sud di S. Martino Spino, una superficie di circa 427 ettari, racchiusa fra il Cavo di Sotto, la Fossa Presa, il Cavo di Sopra e la Fossa Nuova, area originariamente destinata a pascoli e prati stabili per il Centro di Allevamento Quadrupedi dell'Esercito Italiano, oggi conosciuta per l'attività ambientale. In realtà già dal 1928 il Consorzio Interprovinciale per la bonifica di Burana avevainiziato i lavori di miglioramento delle condizioni di scolo delle Basse pianure di Burana, ma non era intervenuto sui terreni destinati a prati e pascoli:nei pressi delle "valli" la risagomatura e la manutenzione avevano interessato solo il reticolo principale:il Canale di Quarantoli ed i suoi affluenti, la Fossa Reggiana il Cavo di sopra ed il Cavo di Sotto. In seguito, con la decisione di trasformare in zona produttiva l'area a sud di S. Martino Spino, passata nell'agosto del 1954 alla Cassa della piccola proprietà contadina,il Consorzio ebbe il compito di progettare tre nuovi canali per rendere possibile l'appoderamento e la trasformazione fondiaria. Il Fosso Nord,il Fosso Scolmatore e ilFosso Sud avrebbero così consentito lo scolo delle acque, che altrimenti avrebbero continuato a ristagnare nei numerosi avvallamenti e nelle vecchie fosse di drenaggio senza poter essere convogliate nei vicini canali. Nel 1957 anche il reticolo minore di canali delle aree limitrofe - Montirone, Valli del Fiorano etc. - venne recuperatocon altri interventi idraulici,decisi dal Ministero dell'Agricoltura per favorire quel titanico processo di appoderamento che avrebbe coinvolto anche l'area del Bosco della Saliceta.

Tale trasformazione, nell'arco dei decenni, ha portato al pressoché completo impiego di questi terreni all'agricoltura, anche se non si trattava sempre di aree idonee alla coltivazione. Nell'ultimo decennio, grazie a finanziamenti europei, molte di tali zone sono state rinaturalizzate: sono così risorte zone umide, siepi e fasce boschive, tese a ricreare un paesaggio simile a quello originario. L'attuale rete di canali, realizzata e gestita dal Consorzio di Burana, svolge tuttora un ruolo fondamentale nell'assicurare un giusto equilibrio idrico della zona. Garantendo un habitat quantomai naturale, pur agendo attraverso un'accurata regimazione delle acque del tutto artificiale, il Consorzio rifornisce in questo modo le zone umide, senza rischiare inutili e pericolosi impaludamenti.

 









     

aree consortili
impianti consortili


Foto aerea del 1959 che mostra la parcelizzazione delle proprietà nell'area dell'Arginone. Per dare l'idea di questa frammentazione, nell'espropriazioni per la costruzione dei nuovi canali, sono stati individuati ben 97 proprietari.

 
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